di Maria Rosaria Vartolo, psicologa psicoterapeuta

L’ansia è, forse, il sintomo più frainteso della nostra epoca. Spesso descritta come un guasto meccanico della mente o una fastidiosa interferenza da eliminare il più velocemente possibile, essa è in realtà una delle forze evolutive più potenti e sofisticate della nostra specie.

In questa prospettiva l’ansia non è più vista come una nemica da sconfiggere, ma come una “bussola distorta” che segnala la necessità di una metamorfosi interiore. Per comprendere l’ansia nell’adulto, dobbiamo guardarla attraverso due lenti: quella della nostra storia biologica e quella della nostra evoluzione psichica.

L’Eredità del sopravvissuto. Perché siamo ansiosi?

Dal punto di vista della biologia evoluzionistica, siamo i discendenti degli antenati più ansiosi. Migliaia di anni fa, l’uomo che sentiva un fruscio nell’erba e immaginava una belva selvatica pronto a mangiarlo, (piuttosto che il vento) aveva certamente più probabilità di sopravvivere e riprodursi. L’ansia è, originariamente descritta come il Sistema FEAR (Paura/Allerta) riferito alle neuroscienze affettive di Jaak Panksepp: un meccanismo salvavita che mobilita energia per l’attacco o la fuga.

Il “Mismatch” evolutivo

Il problema dell’adulto moderno è rappresenta dal fatto che il sistema nervoso è ancora tarato sulla savana, mentre le minacce odierne sono astratte: scadenze lavorative, giudizio sociale, incertezza economica, crisi esistenziali. Il cervello non distingue tra una tigre dai denti a sciabola e una mail dai toni aggressivi.

Quando questo sistema rimane cronicamente acceso, assistiamo a un’iperattivazione dell’Asse HPA (Ipotalamo-Ipofisi-Surrene), con un rilascio costante di cortisolo e adrenalina che logora il corpo e la mente.

L’Ansia come soglia: una prospettiva esistenziale

Superata la spiegazione biologica, dobbiamo chiederci: perché l’ansia persiste anche quando siamo al sicuro? Qui entriamo nel campo dell’evoluzione psichica.

Per la psicologia del profondo, l’ansia è la reazione dell’Io davanti a un cambiamento imminente che non si sente pronto ad affrontare. È ciò che Kierkegaard definiva “la vertigine della libertà”. Nell’adulto, l’ansia emerge spesso durante i passaggi di vita (matrimonio, separazione, carriera, lutti) , perché segnala che la vecchia identità non basta più.

La Viriditas bloccata

Riprendendo il concetto di Viriditas, la forza vitale e verdeggiante, potremmo dire che l’ansia è l’energia della vita che preme contro una diga. Se non permettiamo a questa forza di scorrere verso nuovi progetti o verso una verità interiore più autentica, essa ristagna e diventa “ansia tossica”. Il sintomo, dunque, non è il problema, ma la voce di un potenziale che chiede di essere liberato.

L’Anatomia del sintomo: come si evolve nel corpo

L’ansia nell’adulto non è solo un pensiero; è una fenomenologia corporea completa. Essa si evolve attraverso diverse stadi:

  1. L’Allerta Cognitiva: Rimuginio, pensieri catastrofici (“E se…?”).
  2. La Somatizzazione: Tachicardia, respiro corto, tensioni muscolari (corrispondenti alla preparazione fisica all’azione).
  3. L’Evitamento: La tendenza a restringere il proprio raggio d’azione per non sentire il disagio.

È proprio nell’evitamento che l’ansia smette di essere evolutiva e diventa patologica. Quando smettiamo di “rischiare” per paura di stare male, smettiamo di crescere.

Trasformare l’ansia: dall’allarme all’alleanza

Non cerchiamo allora di spegnere l’allarme, ma di capire cosa l’ansia sta cercando di proteggere.

Le fasi dell’integrazione:

Verso una nuova stabilità

Evolvere attraverso l’ansia significa passare da una sicurezza basata sul “controllo del mondo esterno” a una sicurezza basata sulla “fiducia nelle proprie risorse interne”. L’adulto resiliente non è colui che non prova ansia, ma colui che sa riconoscerla, abbracciarla e usarla come carburante per il cambiamento.

Se l’ansia è la paura del futuro, la cura è la presenza radicata nel Qui e Ora, nutrita da una visione spirituale che riconosce che siamo parte di un flusso vitale più grande di noi.

“L’ansia è la feritoia attraverso cui l’anima cerca di guardare oltre le proprie mura.”


Bibliografia di Riferimento:

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